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 CULTURA |
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"Grande resta il nome di Ardea, ma il suo splendore s'è spento" (Eneide, libro VII).
Così Virgilio descrive la città alla fine del suo poema, quando i Rutuli sono vinti dai Troiani,
ed Ardea è messa a fuoco dalla mano di Enea.
Questa è epica, ma anche nella realtà la città di Ardea ha avuto un passato glorioso, specialmente
in età arcaica, quando controllava gli scambi commerciali tra mondo ellenico e mondo latino,
e la sua potenza economica non temeva rivali.
Emblema di questo raccordo economico e culturale era il porto, punto di incontro tra diversi popoli
e responsabile in gran parte del successo che un così piccolo centro ha potuto esercitare nell'antichità.
Oggi il suo splendore però non si è spento, forse soffre soltanto. Soffre di quella malattia che
colpisce i piccoli centri troppi vicini ad un importante polo culturale come Roma.
E soffre per un passato recente, in cui è stata depredata dalle sue ricchezze archeologiche più
significative, oggi sepolte in magazzini di vari musei, e alienate dal loro originario contesto
culturale.
"I massi squadrati hanno per eterno cemento la parola di Virgilio: et nunc magnum manet ardea nomen"
Gabriele D'Annunzio
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